Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo

Via Tanaro 7 – 20128 Milano Tel. 02-26306454

 

Lettere da San Vittore di Valter Ferrarato, operaio edile, membro della Direzione Nazionale dei CARC, segretario della sezione di Torino, candidato per la Lista Comunista alle elezioni amministrative del 28 e 29 maggio di Milano.

Valter è stato arrestato il 28 aprile alle 6 di mattina a Torino e tradotto immediatamente nel carcere di  S. Vittore con l’accusa di aver partecipato alla manifestazione dell’11 marzo a Milano contro il corteo fascista di Fiamma Tricolore, permesso dalle autorità milanesi.

L’arresto di Valter, come quello di tutti gli antifascisti e antifasciste, è parte di quel processo di riabilitazione e sdoganamento del fascismo.  Mentre i fascisti ricominciano a sfilare nelle nostre città con svastiche, bandiere nere e saluti romani, gli antifascisti vengono denigrati, perseguitati e arrestati. L’accanimento giudiziario nei confronti delle compagne e dei compagni è un’ulteriore conferma del tentativo di repressione del movimento antifascista. Allo stesso tempo i fascisti vengono “riabilitati” equiparando i partigiani ai “ragazzi di Salò” e permettendo loro di sfoggiare i loro simboli di morte, di minacciare, aggredire, accoltellare i comunisti e gli antifascisti.

L’arresto di Valter (candidato nella Lista Comunista al consiglio comunale per le amministrative di Milano) a un mese e mezzo dai “fatti incriminati” e il giorno prima delle presentazione delle liste alle elezioni rappresenta, inoltre, un ulteriore attacco alla presenza dei comunisti nel terreno della politica borghese, in particolare, il tentativo di fermare il lavoro della Lista Comunista, così come lo sono state le perquisizioni e i sequestri dei computer dei candidati della Lista Comunista il 14 febbraio 2006, durante la campagna elettorale per le elezioni politiche.

Un voto alla Lista Comunista rafforza le lotte dei lavoratori, delle donne,dei giovani delle masse popolari

Un voto a Valter Ferrarato è un voto che rafforza la solidarietà e il movimento antifascista

PRIMA LETTERA

Carcere di S. Vittore 29.04.2006

Cari compagni,

come “da copione” i cani da guardia della borghesia imperialista nostrana hanno dimostrato la loro solerzia nel mettere in moto i meccanismi repressivi che dovrebbero tutelare gli interessi stessi della borghesia imperialista stessa (la sua sopravvivenza, i suoi profitti, i suoi agi, la sua egemonia) durante l’avanzamento e l’acuirsi della seconda crisi generale dal suo sporco e brutale sistema. I 25 compagni/e, la compagna arrestata il c.m. ed io, che ora ci troviamo “nelle mani del nemico”, rappresentiamo una parte di quel sempre più vasto numero di operai avanzati, lavoratori avanzati e elementi avanzati delle masse popolari che non intende cedere ulteriori passi alla borghesia imperialista nel cercare di mantenere saldo nelle sue mani un potere, un influenza (politica e culturale) sempre più scricchiolante sotto i colpi della crisi ma anche della Resistenza dei popoli oppressi (Nepal, Iraq, Palestina ecc.) e di quella delle masse popolari dei paesi a capitalismo avanzato, dei paesi imperialisti. Come avete potuto notare leggendo i quotidiani successivi al mio arresto (cito Repubblica che l’avv Pelazza mi ha dato durante l’incontro del 29/04) gli sbirri hanno fornito ai giornalisti “succulenti” particolari relativi alla mia situazione trascorsa sotto l’aspetto dei precedenti penali e dei reati comuni ascrittimi nel periodo dell’ abbrutimento prima di intraprendere il percorso della riscossa (politica e personale) che attualmente sto percorrendo e che ha prodotto, sotto l’aspetto della crescita personale e di quella politica rivoluzionaria, parecchi grandi risultati. L’attuale carcerazione e lo stato d’animo che ne consegue dimostrano la veridicità delle affermazioni che G. Maj, durante l’intervento di saluto al decennale dei CARC fece in un passaggio che riguardava l’enorme efficacia del pensiero e dell’attività comunista nel migliorare gli uomini che la attuano e la professano malgrado le difficoltà.

Ora il mio stato d’animo, la mia condizione psichica da prigioniero è serena e la mia determinazione è alimentata dalla consapevolezza e dalla coscienza di comunista e antifascista che se non fossero stati là a contrastare l’avanzata e la legittimazione, quei porci avrebbero calpestato, con i loro anfibi e le loro bandiere inquietanti, anche il suolo di altre città italiane.

Questo non è potuto accadere grazie alla consapevolezza e alla determinazione degli antifascisti e dei compagni di cui sopra. Ogni tentativo di denigrare, infangare criminalizzare le lotte, i movimenti, le organizzazioni e i singoli comunisti verrà senza dubbio riconvertito, grazie alla pratica dei comunisti stessi, in un’arma letale contro la borghesia imperialista. Il tentativo dei magistrati servi, in questo caso specifico, è quello di “sgonfiare” del suo esatto contenuto politico la lotta antifascista e nel particolare che riguarda me, denigrare, citando il mio passato, la “LISTA COMUNISTA” perché essa rappresenta un serio pericolo per la borghesia imperialista. Non dobbiamo quindi favorire questo tentativo e dobbiamo anzi adoperarci al meglio per trasformarlo in arma letale nelle nostre mani alimentando la propaganda e l’agitazione tesa a politicizzare il più possibile lo stesso tentativo di politicizzazione della borghesia imperialista e dei suoi servi e contrastando qualsiasi arretramento in tal senso in seno a tutto il movimento.

Un abbraccio e un saluto comunista a tutti voi.

Valter

SECONDA LETTERA

Milano - carcere di San Vittore, 03/05/2006
 
Carissimi compagni,

non so dirvi quanto mi ha fatto piacere la lunga sequenza di telegrammi e messaggi di solidarietà che mi hanno raggiunto qui, nelle carceri della borghesia imperialista. Questa esternazione di solidarietà proletaria ha anche sortito un effetto benefico sui miei sei compagni di cella, ognuno dei quali incappato, chi in un modo, chi in un altro, nella rete dell’ingiustizia del sistema e della giustizia borghese. Essi, malgrado non abbiano mai dimostrato una vera coscienza di classe, hanno però una spiccata propulsione alla solidarietà reciproca e, in termini umani, sono alquanto sensibili e premurosi.

Sino ad ora credo mi sia andata bene perché non tutte le celle sono occupate da persone che posseggono queste caratteristiche.

I sei compagni di cella, dopo aver visto le guardie consegnare ieri tutti quei telegrammi di solidarietà, sono rimasti ben impressionati e hanno dimostrato il loro apprezzamento per la pratica che noi comunisti sappiamo esercitare in termini di solidarietà e sostegno: “Hai visto? Altro che gli amici…”

Devo dirvi che, dimostrata la pratica solidale dei messaggi e dopo aver avuto modo di verificarne gli effetti, confermo per “esperienza tipo” la validità della pratica specifica di solidarietà proletaria che non solo rincuora, rafforza e solidifica la spinta rivoluzionaria dei compagni “nelle mani del nemico”, ma coinvolge anche gli elementi delle masse popolari consapevoli o meno della loro appartenenza di classe.

E’ una situazione, la loro, chiaramente emotiva e non certo dovuta allo studio di una teoria o alla dedizione alla causa del socialismo, ma, senza dubbio, è una buona reazione iniziale, una percezione dimostrante (addirittura hanno applaudito).

Credo, se nulla di grave si affaccerà all’orizzonte, che queste persone incarcerate possano trarre qualche beneficio anch’essi da questa esperienza.

In proposito mi chiedono di poter far avere loro alcune magliette (quelle stella – kalashnikov – falce e martello) di misura grande. Se fosse possibile attivare i compagni che le hanno in giacenza per la spedizione, anche se le maglie richieste non [saranno lasciate passare - ndr].

Non ho potuto ancora incontrare gli altri compagni né contattarli, ma appena avrò l’occasione cercherò di farlo.

Un abbraccio comunista

Viva i CARC

Valter

PS: un saluto anche dai compagni di cella

[seguono firme – ndr]

Fuori i compagni dalle galere.