Da poco si è concluso il primo grado del processo per i fatti dell’11 marzo a Milano con pesantissime condanne e con poche assoluzioni.

Vengono in mente alcune domande:

 Le domande sono:

Cosa è realmente successo l’11 marzo?

Chi sono i responsabili?

 Riporto pezzi di una lettera che alcune compagne hanno prodotto durante il processo, descrive con chiarezza, intelligenza e coraggio quello che è successo.

 “L’11 marzo a Milano veniva autorizzata una marcia del partito neofascista Fiamma Tricolore, un’organizzazione che si pone a referente dei settori più oltranzisti e intolleranti della destra radicale italiana.

Una manifestazione che ha sfilato nel centro della città con la spudorata esibizione di braccia tese, cori e simbologie nazifasciste, tracciando una ferita profonda nella memoria della Resistenza combattuta con sacrificio dai nostri nonni ormai sessant’anni fa.

Ci chiediamo che senso abbia avuto il divieto imposto dalla Questura a quella stessa manifestazione che avrebbe dovuto tenersi il 21 gennaio, divieto motivato dalla prossimità della settimana della memoria dell’Olocausto.

La “sorte” ha poi voluto che la parata della Fiamma Tricolore fosse rimandata in data 11 marzo, a cinque giorni dal terzo anniversario dell’assassinio di Davide Cesare, Dax; apice dell’escalation di violenza neosquadrista registrata negli ultimi anni in Italia: incendi, agguati e accoltellamenti che in diverse altre occasioni hanno rasentato quel tragico epilogo.

Per un popolo che ha subito una dittatura ogni giorno deve essere considerato “giornata della memoria”, mai bisognerebbe concedere agibilità politica e istituzionale a questo tipo di formazioni.

La presenza degli antifascisti in piazza l’11 marzo era finalizzata a testimoniare 20 anni di dittatura, rappresaglie, leggi razziali, deportazione, nonché il sangue versato, le torture subite e gli sforzi di tutti quei partigiani che a lungo hanno resistito per sconfiggere il nazi-fascismo, ma anche la strenua opposizione alle forme più attuali delle ideologie/pratiche fasciste, razziste e xenofobe.

La Costituzione dice: “è vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto Partito Fascista”.

Era dunque legittimo e doveroso recarsi in quel luogo per tutti coloro per i quali i valori dell’antifascismo sono sopravvissuti al revisionismo storico e rimasti inalterati nella loro autenticità.

Ci troviamo oggi in quest’aula, quasi tutti dopo più di quattro mesi di custodia cautelare in carcere, per rispondere dell’accusa di “concorso” in “devastazione e saccheggio”.

Un tipo di reato che ci offende e non è mai appartenuto al nostro patrimonio storico e politico.

Le parole “devastazione” e “saccheggio” si addicono meglio ad altre situazioni piuttosto che allo scenario creatosi in Corso Buenos Aires.

Si devasta e si saccheggia in un contesto come la guerra, paradossalmente chiamata “umanitaria”.

Si devasta e si saccheggia l’ambiente attraverso le grandi infrastrutture, funzionali alle logiche di mercato che dominano nella nostra società.

Si devasta e si saccheggia la vita di strati sempre più ampi della popolazione costretti a fare i conti con la precarietà del mondo del lavoro, la violazione sistematica di diritti fondamentali quali la casa, la salute o l’istruzione che impediscono di costruire una vita dignitosa”.

La seconda domanda merita una premessa: i magistrati hanno fatto il loro lavoro come sempre, sempre si sono schierati contro gli antifascisti, anche questa volta hanno difeso i fascisti andando contro la Costituzione, ma per chi ha più di 18 anni ed un po’ di memoria, sa che questo è assolutamente nella norma da 60 anni a questa parte, anzi ne hanno fatte di peggio, molto peggio.

I giovani antifascisti hanno anche loro fatto quello che dovevano fare, sono scesi in piazza difendere la Costituzione, la memoria della Resistenza, la dignità di una città Medaglia d’oro.

Bisognerebbe dare anche a loro una medaglia perché si sono comportati da partigiane e partigiani.

Anche i nazifascisti hanno fatto la loro parte, ben sapendo delle complicità che godono all’interno delle istituzioni.

I responsabili: prima di tutto e tutti l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia). Loro dovrebbero avere il dovere morale, istituzionale, civile e storico di difendere la memoria della Resistenza, a altrimenti che ci stanno a fare? a prendere sovvenzioni dallo Stato? a presenziare a vuote celebrazioni? no, il loro compito è più alto e quel giorno dovevano essere alla guida della manifestazione antifascista: vecchi e nuovi partigiani.

Quindi loro in prima fila dovevano scendere in piazza ad impedire ai nazifascisti di sfilare offendendo la città e la memoria dei partigiani uccisi.

Lo avevano fatto a gennaio, due mesi prima.

 
I Democratici di Sinistra vengono subito dopo come responsabilità perché primo partito di sinistra (dicono di esserlo) e tra di loro Emanuele Fiano più degli altri. Anche loro dovevano essere in piazza, anche loro lo avevano fatto a gennaio.

Altro che lamentare di antisemitismo quando si critica la ferocia di Israele.

 
Rifondazione Comunista ed  il Leoncavallo: anche loro si sono rintanati nelle sedi e nelle urne. Anche loro a gennaio hanno preso posizione contro la manifestazione, e pur sapendo che devono mostrarsi affidabili verso le istituzioni della città, non si svende il patrimonio della Resistenza per un pugno di lenticchie.

Ed infine tutti quelli che dopo hanno proposto e firmato appelli, don Rigoldi, Patta, genitori, ecc..se tutti questi avessero parlato prima non sarebbe stato necessario, per i giovani antifascisti, assumersi quella grande responsabilità.

Questa è la verità, non ve n’è un’altra e la conosciamo tutti, è inutile nasconderla per ipocrisia.

Altro c’era ed erano le elezioni comunali, credendo di perdere voti si sono rintanati, ma hanno sbagliato tutto, anche i conti perché poi in aprile non li abbiamo votati ed hanno perso.

 

Per chi voglia domandare, ma tu dove cazzo eri, gli evito la fatica: ero in piazza con i giovani, antifascisti, ho cercato di fare il mio dovere di comunista ed antifascista.

 

Francesco G.