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SABATO 5 APRILE 2008 ORE 18.00

Mostra/reportage

Bandura: la Palestina in Libano
A cura di Monica Macchi

Questa mostra ospitata all’associazione La Scheggia nasce da un viaggio
di conoscenza tra la realtà dei campi profughi palestinesi in Libano:
una parte delle foto è dedicata alle strategie di resistenza dei
palestinesi in Libano e un’altra parte al complesso contesto sociale e
politico in cui sono costretti a vivere.

*Li kull marad daua' (per ogni malattia c'è una medicina) - *

Spesso la malattia si chiama “legge libanese” che prevede una serie di
restrizioni ai danni dei profughi e l'estensione massima di un
chilometro quadrato per i campi: allora si cerca l'altezza, i fili
elettrici creano allacci che ricamano il cielo (e anche le stanze della
casa!), si continua anno dopo anno a festeggiare la festa del sacrificio
sgozzando agnelli e a sostenere con dignità il diritto al ritorno. A
volte la medicina è anche solo una borsetta colorata a cui aggrapparsi
correndo tra le macerie di Nahr al bared o una carbonella su cui
officiare il rito del te da offrire all'ospite straniero. Altre volte la
strategia di resistenza è collettiva: l'intero campo di Beddawi,
sconvolto dall'emergenza abitativa a cui il governo libanese risponde
con containers, i cui prototipi invadono i pochi spazi collettivi,
s'inventa giochi dal sapore di un antico immutato.
E in un Libano disseminato di foto di martiri (inteso nel senso
etimologico di “testimone”) che simboleggiano mille sfaccettature
stratificate che sfuggono alle rigide categorie del politico nel campo
di Mar Elias ci si aggrappa al valore valore dell'arte, della bellezza e
della poesia come unico valore consolatorio e di resistenza inventando
storie d'amore tra le linee squadrate delle grate e le forme
tondeggianti della cupole della moschea e intagliando un sorriso su una
sedia di plastica. Mi ammoniscono però: “Non fotografare solo il sorriso
che siamo in un campo profughi non in una telenovela egiziana!”. E
mentre rido incredula della loro ironia mi cade l'occhio su un cartello
che fa bella mostra di sé sulla porta del negozio a fianco: “idfa'” che
in arabo significa “spingi”; la traduzione in inglese dovrebbe essere
“push” ma gli arabi che non hanno nel loro alfabeto la lettera “p” e non
sentono la differenza di suono con la “b” hanno scritto "bush": il
risultato è che la scritta significa “spingi via Bush!”: errore
glottologico, sottile metafora politica o semplicemente... ironia?

Date e orari: *Inaugurazione con aperitivo 5 aprile ore 18.00*

La mostra rimarrà esposta fino al *20 aprile* e sarà visitabile nei
giorni e orari di apertura dell’associazione consultabili on line al
sito www.lascheggia.org
Ingresso: *Libero con tessera associativa (6 euro)*

Per info: *http://www.lascheggia.org/mostraBandura.html*