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DIBATTITO sul ruolo dei comunisti e sulla crisi del PRC  no war no basi

PRC si aggrava la crisi interna

Comunicato del Coordinamento dei Gc di Roma
 
Ieri si è svolta la riunione del Coordinamento romano dei Giovani Comunisti.
Le diverse valutazioni sulla recente evoluzione della fase politica, e sulle
posizioni espresse in merito dal Coordinatore, hanno portato 2 membri su 5
dell'esecutivo - che fino ad ora avevano costruito la maggioranza che ha
diretto i Giovani Comunisti di Roma - a dimettersi dall'esecutivo stesso,
non riconoscendosi più nell'esecutivo e nel Coordinatore. Una parte del
Coordinamento ha chiesto le dimissioni al Coordinatore che - preso atto
delle posizioni di alcuni/e compagni/e - ha dato la sua disponibilità a
dimettersi insieme agli altri 3 membri dell'esecutivo dei Gc di Roma.
Abbiamo quindi deciso insieme un percorso di discussione nei Gc di Roma, che
prevede un Attivo di tutti gli iscritti/e per martedì 20 marzo alle ore
18.00 c/o la Federazione (via Squarcialupo 58) dove Coordinatore ed
esecutivo si presenteranno dimissionari e dove discuteremo con tutti/e i
militanti della fase politica che stiamo attraversando, e di quali possono
essere le basi su cui i Giovani Comunisti di Roma si possono riorganizzare e
condividere nuovi percorsi. Successivamente decideremo nuove tappe di
discussione anche all'interno del Coordinamento, per capire se e come il
Coordinamento sarà in grado di riorganizzare la propria attività politica..

Il Coordinamento dei Gc di Roma del 13/03/2007

 
 
 
Lettera di dimissioni del Coordinatore
 
 

Care compagne e cari compagni,


come avete letto nel comunicato del Coordinamento di martedì scorso, all'attivo di martedì prossimo mi presenterò dimissionario, così come dimissionario è l'intero esecutivo dei Gc di Roma.

Questa scelta deriva dalla presa d'atto mia personale e degli altri compagni/e, delle dimissioni dall'esecutivo di Davide Di Lorenzo e Veronica Albertini, che dalla Conferenza del giugno scorso fino ad oggi avevano proficuamente contribuito alla costruzione e alla linea politica dei Giovani Comunisti a Roma. Inoltre la richiesta delle mie dimissioni da parte di alcuni compagni/e del Coordinamento ha reso – penso – doverosa la mia disponibilità a dimettermi.

Non credo sia un bel momento per il nostro partito, a cui sono iscritto da quasi dieci anni e che da quasi dieci anni contribuisco a costruire, in particolare nell'organizzazione giovanile di Roma. Mai prima d'oggi alcuno era stato espulso da Rifondazione Comunista, nemmeno chi si è ritrovato
indagato per rapporti con la 'ndrangheta – figuriamoci i tanti che a tutti i livelli istituzionali hanno seguito comportamenti diversi da quelli maggioritariamente decisi dal partito.

L'espulsione del compagno Turigliatto si configura sempre più come un tentativo di espellere una posizione politica. Una posizione politica che condivide una parte di questo partito, e che sicuramente condivide il sottoscritto. Per questo è per me naturale battermi per chiederne il ritiro, anche con un comunicato firmato a mio nome in quanto Coordinatore dei Giovani Comunisti di Roma. La mia speranza era e rimane che – a prescindere dalla condivisione o meno della scelta politica di Turigliatto e della posizione politica che rappresenta – la battaglia contro l'espulsione potesse essere unitaria. Non espellere una posizione politica significa poter continuare a discutere e a confrontarsi insieme, sentendoci tutti "cittadini" di questo partito e non con esso "incompatibili", come sottolineato più volte dal Segretario nazionale.

Tante volte non ho condiviso scelte del mio partito, ma in questo caso siamo di fronte al voto di una missione di guerra. Storicamente quando un partito comunista – per mille ragioni diverse – ha accettato di votare una missione di guerra si è poi gradualmente trasformato in qualcos'altro.

Mi inquieta il fatto che l'espulsione di Turigliatto sia stata contemporanea al voto bipartisan alla Camera - da Rifondazione a Forza Italia e AN – sul rifinaziamento della partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan, e alle proposte di Bertinotti di costruire una nuova sinistra "senza
aggettivi", che fondamentalmente si unisca con Mussi e gli scissionisti Ds per costruire un nuovo soggetto (rifondazione socialista?).

Non credo sia questa l'esigenza attualissima della rifondazione comunista.

È evidente che la questione ci riguarda direttamente anche come Gc di Roma.

Non è in questione il pacifismo di tutti/e i/le compagni/e, ma è in gioco il nostro tentativo di fermare la guerra. Tutti/e ci siamo spesi negli ultimi anni nel movimento contro la guerra, e anche in questi mesi in cui sono stato Coordinatore la nostra campagna nelle scuole e nelle università, così
come nei quartieri, si è concentrata prioritariamente, oltre che sulla campagna antifascista, proprio sulla costruzione del movimento contro la guerra. Siamo riusciti a portare centinaia di giovani con noi alla manifestazione di Vicenza, rafforzando per questa via anche il nostro stesso radicamento sociale – in particolare nelle scuole.

Penso che questo Governo – dopo la straordinaria manifestazione di Vicenza – stia provando a terrorizzare i movimenti con la minaccia del ritorno di Berlusconi. Non possiamo cedere a questo ricatto, perché ogni voto dei parlamentari pacifisti alle missioni militari demotiva i movimenti, gli fa perdere speranza – e quindi allontana la possibilità concreta di poter fermare la guerra. Solo un grande movimento di massa può raggiungere questo risultato. Deprimere i movimenti accettando scelte obbligate "dall'incondizionata fiducia al Governo Prodi" non penso vada nella giusta direzione, e può modificare geneticamente il nostro partito che proprio sull'irriducibilità di alcuni contenuti si è costruito dal '98 in poi, presentandosi come alternativo al bipolarismo.

Pur con i nostri indubbi limiti, e pur con le difficoltà che storicamente la nostra organizzazione ha avuto a Roma, penso che in questi mesi si sia riusciti a fare un buon lavoro, grazie in particolare al contributo di tutto l'esecutivo. La nascita del gruppo di lavoro "studenti medi" e l'ampia crescita dei nostri contatti nelle scuole grazie ai banchetti e alle campagne fatte, la continuità con cui abbiamo seguito il lavoro universitario nei tre atenei romani, la capacità di saper fare contemporaneamente campagne comuni come Gc sulla guerra, sull'antifascismo, sulla precarietà e sui diritti civili, la partecipazione e costruzione in prima fila di tutte le scadenze di movimento che hanno attraversato la nostra città.

Piccole cose, sempre orientate alla costruzione dei movimenti e alla radicalità dei contenuti, che hanno contribuito a rivitalizzare il lavoro come Gc di Roma – fermo da qualche anno.

La maggioranza dei Gc di Roma era nata proprio sull'onda della forte condivisione di alcuni compagni/e, che pure avevano sostenuto diversi documenti alla Conferenza, della battaglia dei cosiddetti "dissidenti" sulla guerra in Afghanistan. Se oggi le dimissioni di Davide e Veronica arrivano proprio per la non condivisione della posizione mia e del resto dell'esecutivo sulla prosecuzione di quella battaglia, è evidente che qualcosa è cambiato.

Questa maggioranza dei Gc di Roma era un'anomalia rispetto alla maggioranza che dirige il partito sia a livello nazionale che di federazione. Una maggioranza che sosteneva i "dissidenti".

Finendo questa anomalia a quale "normalità" potrebbero dirigersi i Giovani Comunisti? Ad un'organizzazione giovanile che sostiene l'appoggio incondizionato al Governo Prodi? Che dice che sulla guerra bisogna sostenere la "riduzione del danno"? Che dialoga più con la sinistra Ds che con i Centri sociali? Che invece di costruire i movimenti fa associazioni culturali per ottenere finanziamenti regionali e comunali?

Se per questo mi si chiede di dimettermi, per coerenza non posso non farlo.

È una scelta per me molto amara, ma questa "normalità" io non potrei sostenerla.


un abbraccio

Giulio Calella