A PROPOSITO DI BANDIERE CHE SVENTOLANO E BANDIERE CHE BRUCIANO

Mahmoud Darwich: “Colui che mi ha trasformato in esule mi ha trasformato in
bomba”

La sinistra per sua natura si è sempre schierata dalla parte degli sfruttati,
dei deboli, degli oppressi, quando si schiera dalla parte dell’oppressore perde
la sua anima e diventa l’orco cattivo che interrompe i loro sogni di
indipendenza e di libertà.
Questa verità emerge con forza dalla cronaca del 25 aprile 2006 a Milano.

Dopo aver abdicato al proprio ruolo nella giornata dell’11 marzo a Milano, dove
ha permesso ai nazisti di Forza Nuova di sfilare per il centro di Milano (a
proposito dov’erano la famosa e gloriosa Brigata Ebraica, l’antifascista
Moratti, Fiano, la CGIL?), il 25 aprile compie un ulteriore passo verso quella
perdita della memoria senza la quale non ha futuro.

I giornali della sinistra non sapendo cosa fare e cosa dire accettano di buon
grado la versione che arriva direttamente da Israele, perché è chiaro che chi
racconta non era presente, infatti, di colpo una sacrosanta difesa delle
ragioni della martirizzata Palestina diventa uno scontro con la famosa Brigata
Ebraica (quella di qualche riga sopra).
Il razzista ambasciatore israeliano detta le condizioni e loro supini
obbediscono, noi chiediamo uno stato per la Palestina e loro ci dicono che
vogliamo distruggere quello di Israele ed, infatti, è per loro che i due stati
sono incompatibili.

Dal 16 al 18 settembre 1982 i falangisti libanesi coperti dagli Israeliani
massacrano oltre 2.000 palestinesi nei campi di Sabra e Chatila (in questa
occasione Berlinquer chiede la rottura dei rapporti con Israele).
Sempre in questa occasione Sandro Pertini disse del boia Ariel Sharon:”Io sono
stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che
angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo
massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele.
E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile che
dovrebbe essere bandito dalla società”.

Il 25 febbraio 1994, a Hebron, Baruh Goldstein entra nel Tempio dei Patriarchi
e uccide 20 palestinesi.

Continuiamo a rinfrescare la memoria ai democratici antifascisti, quelli veri e
puri, i dirigenti della CGIL, i Veltroni, i Fassino, i Rutelli, i Pecoraro Scanio, i Cossutta, i Bertinotti:

finalmente il 3 marzo 1996 Israele e L’OLP firmano l’accordo di Sharm El Sheik,
che prevede il riconoscimento dello stato di Israele e il diritto ad uno stato
palestinese indipendente, dopo di allora:

“una palazzina palestinese è stata centrata da diversi obici israeliani. Per
gli abitanti che si trovavano all’interno non c’è stato scampo. Ghadil Raban,
12 anni, è rimasta uccisa sul posto. La sorella di 19 anni è stata ferita in
modo grave assieme con la loro madre, che è incinta. Diversi vicini, tra cui
alcuni bambini sono rimasti feriti”.
“Tom Hurndall, pacifista inglese di 22 anni, fu ucciso intenzionalmente con un
colpo alla testa”;

E chissà se qualcuno ricorda ancora Rachel Corrie, che di anni ne aveva
ventitré e la sua storia non potrà più raccontarla perché è morta coperta di
sabbia e terra come fosse spazzatura;

Il 13 marzo 2002 a Ramallah, in Cisgiordania, cade, sotto una raffica di
mitragliatrice sparata da un carro armato israeliano, il fotoreporter italiano
Raffaele Ciriello, 42 anni, sposato e padre di una bambina di appena un anno;
Da un articolo di Alessandra Antonelli:
“A questa precisa regolamentazione militare si affiancano parametri più
arbitrari, come emerge dallo stralcio di un’intervista della giornalista
israeliana Amira Hass ad un soldato dell’IDF, l’esercito di Israele.
Soldato: ‘Ci è proibito sparare ai bambini.’
AH: ‘In che  modo?’
Soldato: ‘Non si può sparare a bambini al di sotto dei 12 anni.’
AH ‘Quindi è permesso sparare ad un bambino dai 12 anni in su.’
Soldato:  ‘Dai 12 anni in su potete sparare, questo è quello che ci dicono”.

A Jenin così hanno assassinato Abou Djendal, 32 anni: “Erano quattordici o
quindici soldati. Circondavano Abou Djendal. Lo hanno colpito con il calcio dei
loro fucili. Altri gli hanno dato delle pedate. Lui si proteggeva la testa con
le braccia e con le mani. Non diceva niente. Lo hanno costretto ad accoccolarsi
per terra. Un soldato si è fatto indietro di qualche metro e gli ha sparato due
colpi, uno in testa, l’altro alla mascella. Abou Djendal è morto sul colpo. I
soldati l’hanno lasciato lì e senza fretta sono saliti su un carro armato”.
E poi ancora altre donne ed uomini assassinate, case sventrate, orti distrutti,
alberi sradicati, i 3000 bambini palestinesi che dall’inizio dell’Intifada ad
oggi sono stati arrestati e torturati, in violazione delle leggi
internazionali, dal criminale esercito israeliano diventano più leggeri di una
piuma, il simbolo di tanta atrocità che brucia è più pesante di una montagna
per chi siede e sfila nei cortei a fianco delle bandiere degli oppressori.

Noi che aborriamo quel vergognoso simbolo diventiamo “incompatibili” per chi la
propria coscienza l’ha messa tra il sedere e la poltrona che sta per occupare;
noi dovremmo “guadagnare un’idea mite della politica”.
Lo vada a dire agli israeliani di essere miti con i palestinesi cui hanno
rubato la terra e tutti i giorni la vita, onorevole Presidente!
Scrive Zvi Schuldiner: “Se il centrosinistra non è una coalizione accidentale
di opportunisti, dovrebbe dire senza paura ai governanti israeliani che la loro
politica conduce al disastro, un disastro che pagheranno israeliani e
palestinesi, insieme a tutta la regione”.
Si è chiesto ad Hamas di riconoscere lo Stato di Israele, pena il taglio dei
viveri.
Ascoltiamo l’opinione dello storico israeliano Shlomo Sand, che il 14 aprile
2006 scrive su “Le Monde”: “Lo Stato di Israele -è un dato di fatto- non ha mai
riconosciuto una Palestina entro i confini del 1967, così come non ha mai
riconosciuto Al Qods (la parte araba di Gerusalemme) come capitale di quello
Stato. Perché riconoscere, in queste condizioni, un tale Stato di Israele?”.

Date tutte queste premesse due cose sono certe: la prima è che le nostre
individualità non hanno un riconoscimento politico, nessuno ci rappresenta e di
questo ne siamo fieri, perché non vogliamo essere certo rappresentati da chi ha
bombardato la fabbrica della Zastava nella ex Jugoslavia, da chi ha riempito
mezza Europa di uranio impoverito  (governo del centro sinistra), da chi ha
votato per i campi di concentramento per immigrati (governo del centro sinistra
più Rifondazione), che hanno la sola colpa di essere poveri (mentre la sinistra
dovrebbe per sua natura stare dalla loro parte);

la seconda cosa certa è che non ci avrete mai come volete voi, noi abbiamo bene
stampato nella mente e nel cuore l’insegnamento che il “che” ha lasciato ai
propri figli: “Soprattutto, nel più profondo di voi stessi, siate capaci di
sentire ogni ingiustizia commessa contro chiunque, in qualunque parte del
mondo”.
E con questo spirito che abbiamo manifestato e manifesteremo sempre ed ovunque
solidarietà alla Palestina, e con questo orgoglio che abbiamo la Palestina nel
cuore e non ci fate paura, perché ci accompagna il pensiero della fierezza di
un popolo che con dignità resiste all’oppressore e saprà vincere, nonostante
voi!
 
Si consigliano le seguenti letture:

1)Lo sapevamo tutti di Rossana Rossanda
Manifesto del 21.09.1982

2)Perché non dico “innocente” di Franco Fortini
Manifesto del 21.08.1988 (le ultime 11 righe)

3) Se questa è vita di Suad Amiry
Edizione Feltrinelli
4) Le cronache di Amira Hass
settimanalmente su “L’internazionale”
 
P.S.: Anche mentre scrivo arrivano notizie che gli assassini israeliani sono
all’opera, oggi 1 maggio 2006, una donna palestinese è stata uccisa a Tulkarem;
ma nei giorni scorsi da Betlemme, Gaza, Ramallah arrivano le stesse notizie dei
crimini israeliani, ovviamente nel silenzio dei media italiani e dei sinistri
politici del centrosinistra.


francesco giordano