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INTERVISTA al COMPAGNO ABU AHMED FOUAD
membro dell’ufficio politico del
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina

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Edizioni 2008 - L'altra Lombardia - SU LA TESTA

A margine della CONFERENZA DEL CAIRO – FORUM PER LA LIBERAZIONE, contro l’occupazione USA e sionista, che si è svolta al Cairo (Egitto) dal 27 al 30 marzo 2008 (vedi http://www.laltralombardia.it/public/docs/cairoconference.html), esponenti dell’associazione L’altra Lombardia – SU LA TESTA, che ha partecipato ai lavori, hanno intervistato il compagno Abu Ahmad Fouad, membro dell’ufficio politico del Fronte Popolare di Liberazione per la Palestina.
Il compagno Fouad ha espresso la sua valutazione sullo svolgimento della Conferenza. Ha proseguito poi illustrando le attività del Fronte ed il suo ruolo per recuperare una situazione di unità nelle forze della resistenza palestinese.

Questa intervista è a cura di Giorgio Riboldi ed è disponibile anche su cd (riprese e montaggio di Mariella Megna)

L’altro giorno si è conclusa la Sesta Conferenza del Cairo. Il Fronte è stato uno dei fondatori della Conferenza. Ci vuoi dare una tua valutazione sul suo svolgimento e dirci se si è delineata una nuova prospettiva politica per la resistenza in Medio Oriente?

Quando abbiamo fondato la Conferenza del Cairo si era pensato fin da subito che si doveva lavorare con tutte le forze pan-arabe e quelle internazionaliste per costruire una nuova prospettiva unitaria per la resistenza in Medio Oriente.
Abbiamo da subito pensato che la Conferenza del Cairo avrebbe dovuto perseguire un lavoro politico con l’obiettivo di opporsi ai piani imperialisti degli Stati Uniti.
In particolare avrebbe dovuto evidenziare i crimini che si consumano in Palestina da parte del nemico sionista contro il popolo palestinese, ma anche contro il popolo arabo della regione medio orientale.
Un altro impegno della conferenza è quello di far conoscere al mondo i crimini USA che oggi si consumano contro il popolo iracheno.
Noi pensiamo che queste siano attualmente le funzioni principali della Conferenza.
Noi cerchiamo di costruire un’opposizione internazionalista all’imperialismo statunitense. Noi non siamo come le altre organizzazioni, pensiamo che il pericolo imperialista minacci tutto il mondo, e non solo la zona araba. Con queste Conferenze vogliamo anche evidenziare al popolo e al mondo intero il livello di collaborazione dei regimi arabi moderati e il ruolo complice di questi con il disegno imperialista.
Il Fronte Popolare vuole far conoscere ed esplicitare a tutte le componenti internazionaliste che partecipano a questa Conferenza le sue posizioni sulle questioni interne ed internazionali.
Pensiamo che questa Conferenza abbia assunto delle decisioni molto positive e abbia registrato una presenza internazionale importante.
Si pensava di avere una maggiore partecipazione dei paesi dell’America Latina, dell’America del Nord e del Regno Unito.
Per cui dovremo lavorare per superare questa lacuna nell’organizzare la prossima conferenza.
Comunque noi diamo un giudizio positivo su questa iniziativa anche se ci riserviamo di verificare quanto si riuscirà a tradurre in pratica rispetto alle decisioni prese.
Per il futuro il Fronte si impegnerà affinché sia garantita una maggiore presenza delle forze democratiche di sinistra e rivoluzionarie.
 
In Italia quando si affronta la questione palestinese in genere si parla quasi prevalentemente del ruolo che svolgono Fatah e Hamas. Ci puoi spiegare in sintesi qual è stato e qual è il ruolo del Fronte Popolare nella resistenza, spiegando magari anche i vari passaggi tattici che il Fronte ha vissuto dagli anni ’70 fino ad oggi?

Il Fronte è storicamente la seconda organizzazione all’interno dell’OLP come peso politico e come presenza in Palestina.
Noi abbiamo una cinquantina di membri nel Consiglio Nazionale Palestinese.
Storicamente la prima organizzazione è Al Fatah, la seconda è il Fronte Popolare. Da quando è stato fondato Hamas il Fronte è diventata la terza organizzazione.
Il Fronte ha sempre dovuto contrastare i tentativi di isolarlo sia per le sue posizioni politiche che ideologiche.
Tieni conto che non c’è neanche uno Stato arabo che appoggia il Fronte.
Devi pensare anche che a livello mondiale non c’è nessuno stato al mondo che sostiene il Fronte.
Al contrario Fatah, Hamas e la Jihad islamica sono sostenuti in vari modi da alcuni Stati della regione araba e non solo.
Stiamo parlando di sostegni per centinaia di milioni di dollari e anche di più. Il Fronte, invece, vive per la solidarietà e i contributi della gente normale e dei propri militanti.
Queste forme di sostegno sono insufficienti per un’organizzazione grande come il Fronte. Pensa solamente ai prigionieri: noi abbiamo 900 prigionieri politici nelle carceri del regime, oltre a 4000 famiglie dei martiri a cui dobbiamo pensare e abbiamo una decina di migliaia di membri del Fronte in Palestina e nel mondo.
Abbiamo delle strutture sociali umanitarie di diversa natura  all’interno della Palestina e fuori dalla Palestina.
Basta vedere come i servizi segreti israeliani e lo stato israeliano abbiano tentato a più riprese di annientare il Fronte.
Analizziamo solo gli ultimi passaggi: prima è stato ucciso il segretario del Fronte a Ramallah, poi è stato arrestato Sa’adat il nuovo segretario, succeduto ad Ali Mustafa. Ma nonostante tutto questo il Fronte non è stato ridimensionato e resiste con le sue strutture basate su principi democratici.
Noi abbiamo conservato tutte le nostre attività dal punto di vista militare e dal punto di vista popolare, anche se le risorse sono poche e questo ha inciso sulle iniziative. Diciamo però che abbiamo mantenuto le nostre strutture e le nostre attività.
Devi tener conto che i media occidentali, ma anche quelli arabi vogliono indicare che ci sono solo due poli nell’area palestinese.
Una parte islamica e una parte accodata alle politiche USA.
Questo in realtà non risponde al vero. Ci sono tre poli in Palestina: c’è Fatah e il polo che rappresenta, c’è il polo islamico e c’è il polo di sinistra democratico palestinese.
La sinistra palestinese è guidata dal Fronte Popolare; ci sono altre forze come il Fronte Democratico e il Partito del Popolo, ex Partito comunista, che sono presenti nella nostra terra. Possiamo dire che queste tre forze sono rappresentative della sinistra palestinese.

Dopo la rottura tra Hamas e Fatah la resistenza palestinese si è indebolita. Il Fronte Popolare che ruolo intende svolgere per recuperare una situazione di unità nelle forze della resistenza?

In realtà quel che è successo in Palestina, e nelle modalità in cui è successo, costituisce per noi una catastrofe.
In 40 anni della moderna rivoluzione palestinese non è mai accaduto uno scontro interno di questa dimensione e a questi livelli.
Penso che questo sia uno dei prodotti degli accordi di Oslo e della Road Map, questi accordi noi in realtà li consideriamo umilianti.
E’ stata creata questa forma di autorità anche per innescare tanti motivi di discordia e di divisione nel contesto palestinese.
In realtà non è un’autorità reale, l’occupazione c’è e c’è in tutta la  Palestina..Gli israeliani occupano non solo la terra, ma anche tutte le risorse. Israele può ancora decidere su tutto. Basta vedere l’embargo e l’assedio di Gaza.
Devi pensare che anche il presidente dell’Autorità palestinese non può muoversi senza il benestare di Israele e la sua autorizzazione. Stiamo assistendo ad una sistematica mistificazione mediatica per cui Israele finge di concedere qualche briciola facendo intravedere la possibilità di qualche trattativa, ma in realtà c’è la costruzione del Muro, ci sono le colonie in Palestina che si stanno estendendo, quindi il piano colonialista, il piano di occupazione va avanti come se nulla fosse. Anche ieri (ndr 31 marzo 2008) c’era un incontro tra Condoleeza Rice  e i palestinesi e mentre la Rice era a Gerusalemme gli Israeliani decidono di fare nuove colonie e Olmert dice “stiamo eseguendo semplicemente la promessa di Bush”.
Nel dramma che stanno vivendo  i palestinesi c’è una responsabilità fondamentale del governo USA. Non c’è più terra per fare uno stato palestinese. Purtroppo c’è una complicità, un silenzio mondiale su quello che sta succedendo.
Sono sotto gli occhi di tutti i crimini contro i bambini nella striscia di Gaza.
In base alle statistiche sembra che siano 5mila i soldati USA che hanno disertato dopo aver assistito o compiuto crimini contro la popolazione civile. E’ notizia recente quella di una soldatessa degli Stati Uniti che era in Iraq ed ha chiesto asilo politico al Canada.
Quindi gli americani stessi, il mondo intero, non possono sopportare  di vedere una bambina di 20 giorni che viene uccisa dai missili israeliani.
Questo è un esempio, ma ci sono ogni giorno migliaia e migliaia di esempi di crimini che si possono citare.
La divisione interna tra Hamas e Fatah ha indubbiamente incoraggiato la politica aggressiva del nemico che ha continuato nella costruzione del Muro nonostante la sentenza del tribunale dell’Aja che lo dichiarava illegale ed illegittimo. Ma anche questa risoluzione non è stata applicata così come le altre decine.
Cito, ad esempio, la risoluzione 194 dell’ONU che autorizza i palestinesi al diritto al ritorno nelle loro case. Sono passati 60 anni e non è mai stata attuata. Ci sono decine e decine di risoluzioni che da 40 anni sono lì nel cassetto e che non sono mai state applicate. E fra queste ci sono anche delle risoluzioni che indicano precisamente che Israele deve immediatamente abbandonare il territorio occupato nel 1967. Però non abbiamo visto l’applicazione. Noi pensiamo che il motivo principale di tutto ciò sia la posizione degli Stati Uniti ed il suo sostegno alle politiche israeliane.
Tieni conto che il sostegno degli Stati Uniti è principalmente militare, quindi sostenendo militarmente Israele si incentivano gli abusi e le violenze contro il nostro popolo.
Tanti scrittori e intellettuali statunitensi si domandano, a volte, del perché gli arabi li odiano.
Io penso che gli Stati Uniti siano odiati anche dai popoli europei. Abbiamo visto partiti che sostengono la politica Usa che nelle ultime elezioni hanno perso e pensiamo che uno dei motivi è il loro sostegno incondizionato alla politica degli Stati Uniti.
Questi popoli hanno subìto nel passato l’aggressione e l’oppressione nazista. Oggi la funzione che ebbe il nazismo è esercitata dall’amministrazione USA.
Il governo statunitense è oggettivamente nemico della maggior parte dei popoli del mondo. I governanti americani sono volgari anche nel loro linguaggio, come quando hanno attaccato l’Europa sostenendo che il vecchio continente non conta più nello scenario mondiale.
Per questi ed altri motivi noi siamo molto preoccupati per la divisione politica delle principali forze palestinesi e questo problema ci occupa molto tempo.
Noi tentiamo di trovare un minimo comun denominatore per favorire il dialogo fra queste formazioni.
Noi pensiamo che di fronte ad una situazione oggettiva così grave non ci siano giustificazioni per continuare a mantenere questa divisione che indebolisce tutta la Resistenza.
Abbiamo tutto il rispetto per Hamas quando combatte contro il nemico. Però non possiamo accettare che si usino le armi contro i militanti di Fatah, oppure viceversa da parte di Fatah contro i militanti palestinesi. L’unica strada che abbiamo è quella di imboccare la via del dialogo non solo fra Hamas e Fatah, ma fra tutte le forze vive nel panorama politico palestinese.
Dobbiamo discutere delle divergenze, dobbiamo trovare delle soluzioni. Occorre lavorare ad un programma politico condiviso da tutti.
Noi pensiamo che come riferimento si possa avere tranquillamente l’OLP.
L’OLP può funzionare solo quando saranno ricostruite le sue basi, una base democratica e quando tutte le strutture dell’OLP adotteranno il sistema delle elezioni per eleggere il gruppo dirigente.
Per quanto ci riguarda il parlamento palestinese è il consiglio nazionale palestinese. Purtroppo il consiglio nazionale è congelato da anni. Veniva formato nominando le persone e non eleggendole.
Noi vogliamo che il consiglio nazionale venga eletto con una legittima rappresentanza non solo in Palestina, ma nei campi profughi e in tutto il mondo, e con il diritto di tutti di partecipare alle elezioni, di candidarsi e di eleggere i candidati.
Solo a questo punto noi avremo una OLP condivisa da tutto il popolo palestinese, con un sistema di elezioni in grado di rappresentare tutti.
La scelta più giusta è la continuità della resistenza contro il nemico
Noi non otterremo i nostri diritti senza continuare  la resistenza.
Il nostro è un nemico criminale, è un nemico che non ha rispetto di nessuna regola e dobbiamo continuare la nostra resistenza anche se gli USA la considerano un atto di terrorismo. Il mondo dovrebbe riconoscere che abbiamo il diritto e il dovere di resistere per liberarci dall’occupante.
Noi del Fronte continuiamo la nostra resistenza Quando hanno ucciso il nostro segretario abbiamo risposto con l’uccisione del ministro razzista Ze’evi e da quel momento ci hanno inserito nella lista del terrorismo. Noi abbiamo semplicemente risposto ad un crimine che è stato attuato contro di noi.
Purtroppo non solo gli USA attuano questa logica, ma anche l’Unione Europea si accoda agli Stati Uniti contro di noi.
Noi consideriamo grave la posizione ufficiale dei singoli stati europei, di fatto subordinata agli interessi e alla volontà politica di USA ed Israele. Noi pensiamo che i i governi europei difenderebbero meglio i loro interessi se fossero più rispettosi della nostra causa.
Non siamo stati noi i responsabili dell’olocausto degli ebrei. Anzi Hitler ci aveva classificato come un popolo, insieme agli africani, da sterminare subito dopo gli ebrei.
Per cui gli  europei sbagliano se cercano di scaricare il loro senso di colpa scaricando questo peso storico sui palestinesi. Noi oggi siamo vittime all’interno del nostro territorio.
Quello che abbiamo subìto e continuiamo a subire è un’ingiustizia e pensiamo che non ci siano analogie nella storia. Dovrebbero riflettere gli Israeliani su quello che stanno facendo.
In Palestina c’è un’occupazione che dura da 60 anni, ed è l’unico paese del Medio Oriente ad essere occupato da così tanto tempo.
L’imperialismo USA ha aggredito 5 anni fa anche l’Iraq, un altro paese arabo, ed anche questa occupazione rischia di durare molti anni con forme differenti.
Non è da escludere che il disegno criminale dell’imperialismo USA abbia come ulteriori obiettivi l’aggressione della Siria e dell’Iran.
I tanti popoli che in passato hanno subìto il colonialismo sono riusciti ad organizzare movimenti di liberazione che li hanno condotti all’autodeterminazione e all’indipendenza.
Anche i popoli che sono stati deportati, o che hanno dovuto emigrare a causa delle politiche colonialiste, sono riusciti dopo anni di resistenza a rientrare e a ristabilirsi nei loro territori. I palestinesi ancora no.
Per questo noi pensiamo che questa ingiustizia non possa durare, non debba durare.
Hong Kong è rimasta in mano agli inglesi per 100 anni, poi alla fine la Cina l’ha ripresa.
Ci sono tanti esempi simili.
Per questo riteniamo che questa entità sionista, che si è installata nella nostra terra, non potrà durare ancora a lungo.
Israele é un corpo estraneo nella regione, noi vogliamo costruire una Palestina in cui tutti possano esercitare i loro diritti. Vogliamo che ritornino nelle loro terre 5 milioni e mezzo di palestinesi profughi; vogliamo realizzare uno stato democratico ed unitario in cui si rispettino tutte le religioni e tutte le minoranze.
Noi, senza dubbio, abbiamo bisogno di avere il sostegno dei media per spiegare la nostra posizione ed evidenziare quello che succede in Palestina a tutto il mondo. Abbiamo bisogno del sostegno anche politico dei partiti di sinistra in Europa. Tutto questo può contribuire a sostenere la lotta del nostro popolo.
I Palestinesi sanno che le masse italiane storicamente sostengono la lotta per i diritti e la giustizia del nostro popolo e dei popoli oppressi in generale.
Noi siamo grati al popolo italiano per il suo impegno di solidarietà con il nostro popolo.
Le delegazioni italiane che vanno in Palestina ricevono sempre  un’ottima accoglienza e speriamo che questi rapporti si sviluppino ancora di più. Invitiamo anche a far venire gente in Palestina in modo che possano vedere con i loro occhi che cosa significa l’occupazione israeliana.

L’organizzazione per la Liberazione della Palestina, il suo ruolo e la sua funzione e anche la  possibilità di una sua estensione alle forze che attualmente non ne fanno parte, da una parte, e dall’altra parte il diritto al ritorno per coloro i quali sono al di fuori dei territori palestinesi possono costituire due punti su cui costruire l’unità delle forze di resistenza e delle forze che attualmente sono divise nel governo palestinese?

Penso che questi due aspetti possano costituire un elemento di unità per i Palestinesi.
C’é una concordanza fra i palestinesi sia per realizzare il diritto al ritorno dei profughi sia per costruire uno stato palestinese con Gerusalemme capitale.