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BETLEMME, 27 Novembre 2006

Siamo donne italiane coniugate con palestinesi ed abitiamo già da svariati anni in diverse città dei territori occupati da Issale  nel 1967 ed ora amministrati dall’Autorità Nazionale Palestinese.
Non abbiamo altri documenti che il nostro passaporto italiano, abbiamo ricevuto un visto della durata di tre mesi al nostro arrivo all’Aeroporto israeliano di Tel Aviv.
Infatti per accedere ai territori occupati non vi sono altri varchi che quelli israeliani, e precisamente quello dell’Aeroporto di Tel Aviv e quello con la Giordania.
Alcuni giorni prima della scadenza del visto, ne chiediamo l’estensione al governo israeliano per altri tre mesi certificando che la richiesta è per motivi familiari, al solo scopo di poter restare con i nostri mariti e figli. Presentiamo la richiesta all’Anagrafe palestinese della nostra città che la inoltra al Ministero degli interni israeliano.
Di solito il visto ci viene rinnovato, dopo nostra richiesta trimestrale, per circa 6/8 volte, poi ci viene ingiunto , tramite la dicitura “Last visa” scritta a mano sul timbro del visto, di lasciare il paese , cosa che facciamo tutte con la massima puntualità per non incorrere nel rischio di diventare clandestine. Infatti, superando di un solo giorno la data di scadenza del visto, ci viene permesso di lasciare il paese ma non di tornare.
In caso di rifiuto di rinnovo del visto o di divieto di rientrare non ci viene fornita alcuna spiegazione. Ogni volta condividiamo lo stesso timore che ci venga reso impossibile restare accanto alle nostre famiglie.
A quanto ci risulta questa procedura è generale, sia per noi italiani che per coloro di ogni altra nazionalità
Abbiamo tutte chiesto da svariati anni al governo israeliano che ci venga concesso il ricongiungimento familiare, cosa che ci permetterebbe di restare per sempre con le nostre famiglie. La concessione di questa pratica è stata però interrotta da Israele dal 2w7 Settembre del 2000, data di iniziio della Seconda Intifada.
Va detto che,nel caso ottenessimo il ricongiungimento familiare, verremmo sottoposte alle stesse limitazioni di circolazione imposte agli stessi palestinesi, perdendo il diritto di entrare in Israele, Gerusalemme compresa e quello di servirci dei varchi internazionali (l’Aeroporto d Tel Aviv).
Veniamo a quello che sta succedendo in questi giorni.
Il governo israeliano sta’ rilasciando per tutti noi il “Last Visa” della durata di uno, due o tre mesi, a seconda della scadenza, allo scopo di ottenere che tutti lascino il paese entro il 31 dicembre 2006. Ciò avviene anche per chi ha fatto un solo rinnovo. Anche questa volta senza nessuna spiegazione.
Oltre alla paura di non poter vivere accanto alle nostre famiglie, siamo molto dispiaciute nel dover constatare che. Mentre l’Italia accoglie con rispetto cittadini di ogni paese, israeliani compresi, coniugati con italiani, Israele non fa altrettanto con noi che, per vivere con le nostre famiglie, dipendiamo dal visto del governo.