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inchiesta 12.02.07
aggiornamenti luglio

1 luglio
Cari compagni e compagne, parenti e amici,
inviamo la cronaca "dalle gabbie - 5a udienza", sull'udienza del 17 giugno, scritta dai compagni arrestati.... (è arrivata solo ieri!!!).
RILANCIAMO LA PARTECIPAZIONE ALLE PROSSIME UDIENZE DEL PROCESSO CONTRO I COMPAGNI E LA COMPAGNA!
    ---  2 LUGLIO - TRIBUNALE DI MILANO, ORE 9.30! ---


18-06-08

CORRISPONDENZA DALLE GABBIE N°5

17 giugno 2008. 5° udienza del processo ai militanti comunisti inquisiti dall'inchiesta contro il PCP-M.
L'udienza si apre con la denuncia del compagno Claudio Latino verso il ricatto cui è stato sottoposto dall'amministrazione carceraria.
Il compagno, dopo vari tentativi, è riuscito ad ottenere di farsi curare la periartrite alle spalle di cui è affetto presso il centro clinico del carcere di Firenze. Pochi giorni prima della partenza gli è stato chiesto di rinunciare a tutte le udienze contemporanee al periodo di cura facendogli chiaramente capire che, in caso contrario, la sua cura sarebbe stata rimandata a data da definirsi.
Da qui la sua decisione di rinunciare alla sola udienza del 17 pur di avviare le cure.
Da notare che la periartrite alle spalle non impedisce affatto al compagno di essere tradotto alla sede del processo. Siamo quindi di fronte ad un vero e proprio ricatto e ad un abuso imposti mettendo in contraddizione due diritti (alla salute e alla presenza al processo) che non lo sono affatto.
Preso atto della situazione denunciata in aula tramite gli avvocati, la PM ne ha registrato la gravità e con la sua consueta arroganza l'ha girata contro il compagno intimandolo a prendersi le sue responsabilità qualora l'indagine da lei richiesta al giudice sulla questione ne rivelasse l'infondatezza.
Ormai abbiamo imparato a conoscere la poca professionalità con cui l'accusa conduce questo processo, ma se pensa di spaventare qualcuno con queste risibili minacce o pensa di farci desistere dal denunciare le innumerevoli ingiustizie che perseverano nel sistema detentivo italiano, beh! si sbaglia di grosso.
L'udienza è poi proseguita con la richiesta di integrazione di elementi probatori da parte di difesa e accusa con le rispettive repliche e opposizioni.
In merito la sentenza della corte si pronuncerà all'udienza del 25/06.
In questa parte dell'udienza è emerso che l'accusa sta puntando a drammatizzare e rendere più spettacolare possibile il processo.
Persevera quindi nella sua linea di non considerare questo un processo politico per condannare gli imputati come pericolosi criminali incalliti.
Per far questo non mette in campo gli elementi probatori di cui già dispone e che probabilmente non le sono sufficienti allo scopo ma va alla ricerca di chissà quali soluzioni.
Valica quindi le Alpi e fa arrestare quattro compagni belgi mettendoli artificiosamente in stretta relazione a noi scatenando la conseguente campagna mediatica.
Chiede che venga acquisita agli atti la sentenza di un compagno imputato processato in un altro procedimento che non ha nulla a che fare con questo. Sentenza che, vista la scarsità di prove, ha tutta l'aria di essere stata appositamente forzata per pesare in questo nostro procedimento.
Ma la ciliegina sulla torta consiste nella richiesta di portare in aula i testimoni della PG protetti da paratie, se non addirittura incappucciati, evidenziando così in modo esplicito la volontà di drammatizzare il processo accampando presunti pericoli cui potrebbero incorrere gli stessi testi di PG una volta riconosciuti.
Alla faccia di chi accusa di essere clandestini, delle persone dalle doppie identità, di agire di nascosto.
D'altronde ben si sa, mentre l'azione dei rivoluzionari nella storia è sempre stata conosciuta altrettanto non si può dire delle trame e degli intrighi degli apparati dello Stato borghese messi in campo per controllare, prevenire, reprimere e sottomettere le classi subalterne.
E anche qualora vengano scoperti è subito pronta e scontata l'omertà, la non procedibilità, l'assoluzione, da parte della giustizia borghese come in questi giorni sta accadendo nei confronti dei macellai della polizia di Stato scatenatisi contro i manifestanti al G8 di Genova.
Ma nonostante i mille sforzi dell'accusa non abbiamo potuto fare a meno di sentire il calore costante della solidarietà che è giunta in aula a suon di slogan. Una solidarietà tenace e che non si spezza e che colora ogni udienza di un forte rosso rivoluzionario.
Non possiamo che ringraziare tutti innalzando i nostri pugni chiusi.

Alla prossima.
Gli imputati.



11 luglio
- Dopo Alessandro Toschi, è stata negata ad un altro dei compagni detenuti agli arresti domiciliari la possibilità di tornare al lavoro. Niente da fare nemmeno per Federico Salotto.
La motivazione è sempre la medesima:
"...LE ACCUSE DI REATO SONO GRAVI ED IL SOGGETTO E' SOCIALMETE PERICOLOSO..."
E' evidente che questo è un altro "esempio" del meccanismo punitivo che continua a colpire i compagni e la compagna arrestati perché mantengono salde le loro idee e la loro identità!

- MERCOLEDI' 16 LUGLIO SI TERRA' A MILANO LA PENULTIMA UDIENZA DEL PROCESSO PRIMA DELLO "STOP ESTIVO DI DUE MESI".
CONTINUIAMO A SOSTENERE I COMPAGNI E LA COMPAGNA ANCHE DENTRO L'AULA!

RILANCIAMO LA SOLIDARIETA' - UNITI SI VINCE!

CORRISPONDENZA DALLE GABBIE _   6a  e  7a udienza.

Il 25/6 e il 2/7 si sono tenute la 6° e la 7° udienza del processo ai militanti comunisti arrestati il 12 febbraio 2007.
Con l'udienza del 25/6 sono state accolte le integrazioni probatorie della difesa e dell'accusa e definito il calendario della sessione autunnale. L'accusa ha inoltre chiesto la sospensione dei termini della custodia cautelare per la particolare complessità del processo.
Nell'udienza del 2/7 la corte accoglie la sospensione dei termini e questo vuol dire che il processo potrà dilungarsi senza che sia corso il rischio che gli imputati possano uscire per la decorrenza della custodia cautelare. Il gioco è spudorato.
Prima si crea un abnorme processo contenitore in cui ammucchiare di tutto raccattando elementi da tutte le inchieste degli ultimi 20 anni, poi candidamente si constata che il processo è complesso e i termini devono essere sospesi.
Inizia quindi l'interrogatorio del capo della sezione antiterrorismo della digos di Milano, d.ssa Suma. Fin da subito l'accusa persegue il suo intento di creare un alone di spettacolarità e drammaticità di cui il motivo di fondo è il continuo riferimento alle cosiddette vecchie BR con tanto di citazioni di "fatti di sangue" vecchi di 30 anni.
E nella foga non mancano gli svarioni del PM, come quello dell'omicidio del procuratore di Torino Caccia che addebita alle BR, mentre le stesse sentenze processuali indicano che fu effettuato dalla 'Ndrangheta.
Quello dei presunti legami con la "malavita" è un argomento di grande interesse per l'accusa che fa letteralmente carte false per tentare di gettare discredito sull'identità politica dei militanti comunisti sotto processo. Da questo accanimento si vede chiaramente che la vera posta in gioco nel processo è la legittimità e la coerenza della politica rivoluzionaria che i compagni processati, in una certa misura, rappresentano. Tutto ciò è emerso anche dalla stessa deposizione della d.ssa Suma che tra l'altro ha illustrato quanto impegno e dispendio di denaro pubblico ci hanno messo negli anni di lavoro controrivoluzionario a noi dedicato.
Oltre a ciò la d.ssa ci ha fatto anche il regalo di alcune interessanti rivelazioni.
La più gustosa è stata quella di aver riferito che una copia del giornale clandestino Aurora è stata data alla digos di Milano da un esponente di un centro sociale (chiaramente non meglio precisati) della metropoli lombarda di sua spontanea volontà. Nel rivelare tutto ciò come un fatto del tutto normale, la d.ssa Suma mostrava una certa soddisfazione rivendicando con parole sue che la "linea di massa" della digos di Milano va oltre il banale utilizzo di infiltrati e microspie visto che coltiva una diretta e proficua collaborazione con parti del "movimento", puntando su una politica di dialogo e di confronto. Non che la cosa non si sapesse ma certamente gli ultimi eventuali dubbi sono senz'altro fugati grazie alla palese testimonianza della digos stessa.
Con quest'ultima chicca non ci resta che salutare tutte/i le/i compagne/i e dare appuntamento alla prossima.

A pugno chiuso

Gli imputati

Ferrara 20.06.08

Cari compagni, care compagne,
ho ricevuto il vostro messaggio con il calendario delle iniziative per la giornata del rivoluzionario prigioniero, e in seguito una busta con vari materiali da parte dell'associazione parenti e amici e la cartolina con i saluti collettivi del 31 maggio.
Ringrazio moltissimo tutti voi, le realtà e i singoli compagni e compagne presenti all'iniziativa del 31 maggio a Ferrara.
Mi ha fatto molto piacere sentire la vostra presenza solidale, ed è stata tanta la forza e determinazione che mi avete trasmesso.
In contemporanea alla vostra iniziativa ho iniziato una sonora battitura, andata avanti per alcuni giorni.
La cosa non è piaciuta molto alla polizia penitenziaria, e non sono mancati i momenti di tensione.
Ora ho interrotto la protesta perchè, finalmente, le autorità sanitarie si sono decise a richiedere il mio trasferimento presso un centro clinico, e inoltre mi è stata prospettata la possibilità di essere spostato in una diversa sezione dove potrò avere la socialità.
Su entrambe le cose aspetto l'autorizzazione del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria.
Mi auguro che questo trasferimento si realizzi al più presto in modo che venga a cessare questa incredibile situazione.
Sono certo che la vostra iniziativa ha dato un contributo significativo per sbloccare questo meccanismo perverso.
D'altra parte, non c'è tanto da stupirsi, le pratiche repressive hanno molte facce e un solo fine: eliminare, reprimere e allontanare dal proprio contesto sociale quanti si oppongono al dominio borghese.
Da sempre, nei posti di lavoro, hanno attuato con diverse tecniche l'attacco alle avanguardie di classe attraverso i licenziamenti e l'allontanamento in reparti confino.
Nelle galere di Stato cambiano i metodi ma il fine è sempre lo stesso: isolamento, sezioni speciali, carceri lontani dalle famiglie e dal proprio contesto sociale, servono per cercare di indebolire la nostra resistenza.
Quello che sta accadendo in queste settimane ci mostra come la borghesia ha saputo ricomporsi intorno ai suoi interessi, dando vita ad un regime che fa dell'attacco alle masse popolari e ai lavoratori il collante tra le sue diverse frazioni, e dell'uso della violenza il deterrente per fermare le lotte che escono fuori dalle linee di compatibilità.
Ai lavoratori che lamentano bassi salari si prospetta la possibilità di sottoscrivere contratti individuali dove non ci sono più limiti alla giornata lavorativa e alla settimana di 48 ore, come concordato dai ministri del lavoro con una direttiva comunitaria. A chi risponde con la lotta autonoma e di massa in difesa del proprio territorio dal degrado e per il diritto alla salute, lo Stato borghese non sa fare di meglio che mostrare la sua violenza vigliacca contro persone inermi.
L'ideologo di Berlusconi DON GIANNI BAGET BOZZO in una intervista al Resto del Carlino del 26 maggio auspica che Maroni si comporti come Scelba che come ministro degli interni tra il '47 e il '53 ha fatto uccidere 150 persone tra manifestanti e scioperanti.

Un caro saluto a tutti/e.

Vincenzo Sisi

20 luglio
FINO AD OGGI SAPPIAMO CHE HANNO TRASFERITO I SEGUENTI COMPAGNI:
- Alfredo Davanzo
- Bortolato Davide
- Claudio Latino
- Scivoli Salvatore
- Tonello Andrea
- Gaeta Massimo

CASA CIRCONDARIALE DI SIANO: VIA TRE FONTANE 28, 88100 - SIANO, CATANZARO:

Aggiorneremo tutti non appena avremo notizie di altri trasferimenti!!!

Continuiamo a rafforzare il filo rosso della solidarietà, facciamo sentire il nostro affetto e vicinanza ai compagni scrivendo lettere, cartoline, telegrammi.

Alleghiamo una lettera di Massimiliano Toschi e Antonio Faro scritta dal carcere di Alessandria il 20 luglio 2008!!!

UNITI SI VINCE!!!

20-7-08 Carcere di Alessandria

Sulla situazione carceraria qui, all'EIV di Alessandria, ci hanno messo le "gelosie" alle finestre. In sostanza queste sono delle strutture fatte di pannelli di plexiglas bianco attaccate all'esterno, dietro le sbarre delle finestre. Solo ai lati hanno tutta una cornice di 30 cm di rete per far passare un minimo di aria ma per il resto sono fatte apposta per eliminare la visuale verso l'esterno. L'utilità di queste "gelosie" è quella di impedire qualunque contatto con i detenuti comuni, di isolare la sezione e di impedire la solidarietà tra carcerati.
Fino a poco tempo fa queste "gelosie", come le "bocche di lupo", erano esclusiva del 41 bis ma da un po' cominciano a essere usate anche nei regimi EIV.
Ovviamente queste misure non sono previste in nessun regolamento perchè sono tra i tipici espedienti del carcere duro usati per aumentare il senso di oppressione e la pesantezza della carcerazione.
Ora nelle celle non circola un filo d'aria e il caldo si sente il doppio, dato che è come stare a Luglio con le finestre chiuse. In più queste, essendo state installate anche nei corridoi e salette socialità, eliminano del tutto qualsiasi contatto visivo con l'esterno. Tutto il giorno la tua vista non guarda più lontano di 2 o 3 metri e questo, oltre ad esasperare la percezione della costrizione a cui si è sottoposti, si riperquote soprattutto sulla vista che a lungo andare ne viene danneggiata.
Vi ho già scritto in altre occasioni di quanto ristretti siano gli spazi in questa sezione e sulla totale mancanza di qualsiasi attività per i detenuti.
Ad ogni nostra richiesta la risposta della direzione era la mancanza di fondi. Ora sono arrivati...per peggiorare ancora di più le nostre condizioni. Quanto si vede da noi rispecchia la tendenza generale di questo governo che, a fronte di crescente sovraffollamento e di condizioni sempre più critiche nelle carceri, risponde con proclami di inasprimento delle misure contenitive per dare fiato alla tendenza reazionaria e sicuritaria che gli permetta di sviare l'attenzione dai problemi reali e per far passare nel frattempo in sordina i peggiori attacchi alle masse popolari e alle loro condizioni di vita.
Qui, contro questa ennesima provocazione, più di tanto non riusciamo a fare dato che siamo in pochi. Abbiamo parlato col comandante che ci ha detto che forse toglierà queste "gelosie" dai corridoi e salette comuni ma qui è convinzione di tutti che come sempre alle sue parole non seguirà nessun miglioramento. Staremo a vedere.
Abbiamo invece saputo che a Monza si stanno muovendo per ottenere qualche miglioramento e ci teniamo a esprimere loro tutta la nostra solidarietà.
Noi, nel limite delle nostre forze continuiamo a resistere con la consapevolezza che le lotte nelle carceri, nei posti di lavoro e in difesa di qualsiasi diritto vanno legate a una critica di tutta la società borghese, vera causa di soprusi, guerra e miserie.
Max e Antonio

Comunicato sulla ottava e nona udienza del processo in corso a Milano contro i compagni arrestati lo scorso 12/02/2007

Nelle due lunghe udienze, quella del 16 e quella del 18 luglio, sono stati interrogati dalla pm , e controinterrogati dalla difesa, Pifferi, funzionario della Digos di Padova; Petronzi della Digos di Torino; l’Ispettrice Tanda della Digos di Milano. Come ogni volta calda è stata la presenza di compagni, parenti e amici e forte e manifesta la fierezza dei compagni dietro le sbarre.
Entrambe le udienze sono state caratterizzate dalla messa a nudo sia dei metodi d’indagine adottati per condurre l’inchiesta contro i compagni, sia dell’uso disinibito dei metodi di detenzione oltre che, naturalmente, dal consueto livore anticomunista sfoggiato con orgoglio dalla pm Bocassini che, in più occasioni, utilizza il già fastidioso tono della sua voce, alzando a dismisura i decibel, per pronunciare parole come “episodi di sangue, spessore criminale, Brigate Rosse…” e per insultare i compagni paragonandoli a mafiosi, minacciandoli di denuncia per oltraggio ogni volta che si esprimono, arrivando persino a fare la stessa minaccia agli avvocati della difesa.
Non contenta di questo non si fa scrupolo se il suo atteggiamento provoca gravi episodi di tensione nelle pause dell’udienza durante le quali “l’ordine” dell’aula è affidato a lei.
Infatti, il 16 luglio, durante una pausa, visto che dopo reiterate richieste, la pm irremovibile rifiuta di concedere ai parenti di avvicinarsi alle gabbie, alcuni parenti si recano nel cortile interno del tribunale da dove possono salutare i compagni che, dalle finestre del primo piano (sempre dietro a sbarre) risultano più visibili che dietro le doppie sbarre della gabbia nell’aula. L’intervento di poliziotti li fa allontanare ma, andandosene, sentono trambusto e vociare concitato proveniente dal piano di sopra. Denuncerà poi l’avv. Ugo Giannangeli alla Corte che, sentendo rumore, è entrato a fatica nella stanza dove si trovavano i compagni e ha visto una delle guardie carcerarie riporre velocemente nella fondina la pistola. Questo grave episodio si aggiunge alla miriade di pesanti situazioni repressive a cui vengono sottoposti i compagni nelle traduzioni per le udienze.
Altra caratteristica comune ad entrambe le udienze è che i testi dell’accusa, interrogati dalla stessa, dimostrano una memoria di ferro, che spacca il minuto, non incespicano mai, anzi a volte vanno troppo avanti (nel copione) addirittura anticipando le domande della pm mentre, nel controinterrogatorio della difesa le risposte tra le più gettonate sono: “Non so, non era di mia competenza, non ricordo”.
Inoltre di molti “fatti criminosi” attribuiti agli imputati si scopre, deposizione dopo deposizione, che sono tutte deduzioni tratte dalle intercettazioni ambientali e che non vi è nulla di concreto, ad esempio il famoso (grazie ai prezzolati giornalisti) sopraluogo all’abitazione di Ichino si risolve nel fatto che un compagno è passato nei pressi della sua abitazione, distante qualche centinaio di metri dal proprio luogo di lavoro, e si è fermato a guardare un negozio di mobili! Appare inoltre alquanto anomalo che solo dopo parecchi mesi, ha confermato la stessa Ispett. Tanda, gli inquirenti si siano “accorti” che nei pressi di quel negozio di mobili vi era l’abitazione del Prof. Ichino.
Venendo ai testi, il signor Pifferi della Digos di Padova, lì in servizio da lunghi anni, mostra chiaramente la sua propensione a dire le bugie quando afferma che non gli risultano numerose delle attività culturali e sociali che il Gramigna ha organizzato regolarmente nel corso degli anni, cosa più che nota a tutti i cittadini padovani e non solo, mentre descrive il Centro Popolare come una “compagine politica” che ha provocato numerosi episodi di violenza nella città.
Non ci risulta che il Gramigna abbia procedimenti in corso se non per occupazione abusiva o per manifestazioni pubbliche.
Questa sua propensione alla bugia si manifesta nuovamente quando la difesa fa presente che, tra le carte, ha scovato due versioni contrastanti sul ritrovamento delle armi ad Arzercavalli: l’una che le armi, nel casolare vicino all’abitazione di Rossin, sono state rinvenute direttamente dagli agenti, l’altra che il ritrovamento sia stato possibile su indicazione del Rossin stesso. Quale delle due?
Secondo il signor Pifferi non c’è contraddizione tra le due versioni!
Ma, visto che Rossin, che deteneva le armi, ora è beatamente libero per la sua collaborazione con la “giustizia”, avendo scambiato la sua libertà con quella altrui, questa questione non ci sembra per niente secondaria.
Che proposta di mercanteggiamento è stata fatta a Rossin e chi l’ha fatta?
Il sigor Pifferi ha inoltre “svelato”, rispondendo a precisa domanda con tutta tranquillità, che il trattamento carcerario, per cui isolamento e vessazioni varie, è stato finalizzato alla collaborazione. Comunque lui se ne è lavato le mani dicendo che non era sua competenza decidere su questo.
Ci ha svelato poi anche di essere stato presente a Genova nel 2001e la domanda precisa: “Per caso era alla Diaz?” ha fatto letteralmente urlare la pm.
Nel tardo pomeriggio c’è stata la richiesta della pm alla Corte di acquisire agli atti la sentenza definitiva di Rossin, imputato collaboratore giudicato col rito abbreviato.
Ulteriore richiesta è stata quella di acquisire anche un dossier fornito dalla polizia svizzera su tutte le azioni di solidarietà avvenute dal 12 febbraio in poi oltralpe. Questo a dimostrazione della continuità del tentativo di criminalizzare la solidarietà internazionale, tentativo concretizzatosi recentemente con gli arresti, il 5 giugno 2008, di 6 compagni belgi, tra cui 5 del Soccorso Rosso.
Ma il clou della pm si è espresso con la domanda di acquisire l’udienza del 17/7 (ovviamente già agli atti perché fa parte del processo stesso) per vedere se durante il suo svolgimento fosse ravvisabile il reato di oltraggio da parte del compagno Claudio Latino e del suo difensore Giuseppe Pelazza in quanto, in quella occasione, era stata letta una lettera in cui il compagno (assente) lamentava di aver dovuto scegliere tra il diritto alla difesa e quello alla salute poiché gli era stato fatto firmare che, per sottoporsi alle terapie mediche, doveva rinunciare alle udienze.
L’udienza si è poi conclusa tra le urla di “Vergogna, vergogna!” del pubblico e degli imputati e lo sbigottimento di altri presenti in aula quando, alla richiesta di permesso per un esame universitario per Bruno Ghirardi, da parte del suo legale la pm ha iniziato a urlare i nomi di noti mafiosi dicendo che in 41 bis solo se qualche professore è disposto ad andare in carcere si può fare qualche esame!
Più di ogni discorso queste frasi mostrano come la cara pm consideri già i compagni condannati e in 41bis: alla faccia dello sbandierato stato di diritto che la stessa dice di servire!
Dopo l’udienza, sempre al tribunale di Milano, 5 compagni, Latino, Davanzo, Sisi, Ghirardi e Bortolato sono stati interrogati per rogatoria dai giudici belgi, alla presenza del giudice Salvini, in merito ai presunti rapporti con i compagni arrestati il 5/6/2008 a Bruxelles. I compagni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Va rilevato che tutti i compagni arrestati in Belgio, tranne Bertrand Sassoye, che avrà l’udienza il 24/8, sono stati rilasciati.
Il 19/7/2008 si terrà una manifestazione di solidarietà a Bruxelles che si aggiunge alle forti, numerose e ampie mobilitazioni che si sono susseguite nell’ultimo mese, mobilitazioni che hanno messo sotto accusa le leggi antiterrorismo.
Ai compagni belgi e al Soccorso Rosso va tutta la nostra solidarietà.

Udienza del 18/7

In apertura, l’avvocato Giuseppe Pelazza ha chiesto l’acquisizione di tutte le richieste riguardanti il compagno Davanzo rimasto in isolamento da più di un anno. La pm aveva sempre affermato la sua totale estraneità a questa situazione, ma, nell’udienza precedente, il signor Pifferi ha messo una pulce all’orecchio della difesa sulle effettive responsabilità di quella situazione.
Infatti è stata messa agli atti una lettera dell’amministrazione del carcere di Cremona in cui dichiara di aver sollecitato il trasferimento del detenuto in altra struttura penitenziaria, ma che la Procura di Milano si era opposta!
Successivamente è stato sentito il signor Petronzi della Digos di Torino che non ha fatto mistero del fatto che fin dall’81 venivano “monitorati” (leggi schedati) gli autoconvocati di Torino tra cui c’era Vincenzo Sisi, compagno operaio riconosciuto e stimato dai lavoratori per il suo incessante e coerente impegno sindacale fino al momento del suo arresto. Ovviamente non ha saputo e/o voluto rispondere al perché di queste attenzioni particolari e ha negato che si trattasse di schedature politiche. Si è dilungato poi in minuziose descrizioni di viaggi o passeggiate di Sisi con la moglie che divenivano sospette quando in zone di montagna incontravano qualcuno che la Digos non conosceva.
E’ emerso dal controinterrogatorio della difesa che addirittura, in un monolocale affittato per le ferie da Sisi e dalla moglie, erano state piazzate delle telecamere… e poi parlano del diritto alla privacy!
Ma la cosa più interessante emersa è che per la famosa (sempre grazie agli scribacchini vari) pistola Sig Sauer ritrovata nel deposito di armi di Rossin ad Arzercavalli, risulta essere stata fatta una richiesta di distruzione nel 1983, dopo che era stata sequestrata in Piemonte per un reato di rapina. Ma se era stata distrutta come faceva ad essere ad Arzercavalli?
Il Petronzi non ha saputo dare spiegazioni.
Alla deposizione di Petronzi è seguita poi l’esilarante comparsa in aula del paravento!
La difesa si è opposta a questa sceneggiata principalmente con due motivazioni. Una la lesione del diritto di difesa, visto che è difficile controinterrogare le persone non guardandole in faccia, l’altra la richiesta al Giudice di dimostrare quello che aveva all’inizio del processo affermato, di volere cioè un processo normale, come tutti gli altri.
Dalle gabbie il compagno Davanzo ha espresso il parere dei prigionieri dicendo che per loro si coprisse pure così mostrava meglio chi era e la vergogna che hanno coloro che servono la borghesia.
Nonostante tutto ciò la digos Tanda ha fatto la sua comparsa come “Ombra Cinese” tra fischi e applausi.
La motivazione di questa sceneggiata crediamo vada al di là del clima di continuo e provocatorio ingigantimento della pericolosità dei compagni sotto processo e vada ricercata in quello che due udienze fa ci ha “svelato” la Suma, sempre della Digos di Milano.
Con molto orgoglio professionale la dottoressa ha rivendicato il buon e amichevole rapporto che esiste con molti Centri Sociali milanesi e il dialogo continuo che c’è. Beh..,, ecco , può essere che tutte queste ombre cinesi che compariranno in aula siano proprio i simpatici digos che si trovano così bene nel movimento e vedrebbero ristretta la simpatia nei loro confronti se si facessero vedere in aula.
“Tanda l’Ombra Cinese”, tra molti “non so e non c’ero o, non era di mia competenza”, ci ha comunque “svelato” alcuni allucinanti metodi di indagine della democratica Digos di Milano.
Per interccettare conversazioni di compagni al bar chiedevano l’aiuto dei baristi dicendo che i compagni erano pedofili! Quindi per ascoltare due persone mentre bevevano l’aperitivo c’era, come ha detto dalla gabbia il compagno Latino, una banda armata (fuori e attorno al bar c’erano almeno 10 digos armati) che con l’inganno convinceva altri a collaborare!
Inoltre, durante il controinterrogatorio della Tanda, sono emerse contraddizioni che rasentano il ridicolo. L’Ispettrice, parla di una fantomatica azione, emersa come sempre, durante intercettazioni ambientali, che avrebbe dovuto essere effettuata attraversando il fiume Lambro in gommone. Ma l’Ispettrice dichiara di non aver mai visto il gommone e, l’unico “mezzo acquatico” in tutta l’inchiesta, è un canotto per bimbi a remi sequestrato in una perquisizione! Inoltre, la Tanda, non è stata in grado di dire se nel fiume vi era abbastanza acqua per essere navigato.
L’udienza si è conclusa con slogan di saluto e pugni chiusi.
La prossima udienza dopo la pausa estiva.

Infine vogliamo denunciare con forza e rabbia “la cronaca” che puntualmente il giorno dopo ogni udienza viene riportata su vari quotidiani. Ci chiediamo con quale coraggio, i diversi giornalisti presenti al processo si definiscano “garanti dell’informazione” quando in realtà, oltre che a riportare notizie scorrette e menzognere, continuano a diffamare non solo i compagni e la compagna imputati ma anche i familiari. Certo non ci meravigliamo di tutto questo poiché fin dal giorno degli arresti i cosiddetti organi d’informazione non hanno fatto altro che creare scoop terroristici intorno ai compagni e alla solidarietà. Anche per questo invitiamo tutti a diffondere il più possibile i comunicati della cronaca processuale.
Abbiamo saputo che nel carcere di Alessandria, sono state messe ad ogni cella della sezione di EIV (dove si trova anche il compagno Massimiliano Toschi), finestre a bocca di lupo che non fanno passare aria e ancor meno luce.
Come previsto, a causa dello “stop processuale” del periodo estivo, stanno trasferendo i compagni in altri carceri. Sappiamo con certezza che i compagni Bortolato Davide, Latino Claudio e Tonello Andrea si trovano già nel carcere di Siano (Catanzaro).
Aggiorneremo tutti non appena avremo notizie di altri trasferimenti.
Continuiamo a rafforzare il filo rosso della solidarietà, facciamo sentire il nostro affetto e vicinanza ai compagni scrivendo lettere, cartoline, telegrammi.
UNITI SI VINCE
Invitiamo fin da subito ad una partecipazione di massa alla ripresa delle udienze.
Il 6 ottobre 2008 al Tribunale di Milano in Corso di Porta Vittoria ore 9.30


Comunicato sul 19/7

In Belgio il 5/6/2008 sono stati arrestati 6 compagni di cui 5 appartenenti al Soccorso Rosso di quel paese. Un attacco alla solidarietà di classe. Solo uno dei compagni arrestati, Bertrand, è ancora in carcere. Il 23/7 si terrà l’udienza per decidere sulla sua liberazione.
Il 19/7 si è tenuta una mobilitazione a Bruxelles dalla quale ci è pervenuto questo resoconto che chiediamo di far circolare.

Cari compagni e compagne

Più di 250 persone, con musica, strisconi e bandiere hanno seguito l'appello
per la mobilitazione in solidarietà con i colpiti del 5.6. e in particolare
con Bertrand Sassoye che tutt'ora è rinchiuso in galera, perché ritenuto un
"pericolo pubblico". Bertrand fa parte delle segreteria internazionale SRI,
SR Belgio e nel Bloc m-l.

Delegazioni venuti dall'Italia, Svizzera, Francia e compagni di
organizzazioni turche e dalla Germania hanno seguito l'appello portando la
loro solidarietà di classe nelle strade di Bruxelles. Molte le dichiarazioni
arrivate alla segreteria e lette davanti al carcere di Forest.
Centinaia di cartoline sono state dsitribuite per inviare al compagno in
galera.
Una presenza di solidarietà di classe molto forte e impressionante.

Il 23.7 la Chambre d'accusation deciderà un'altra volta se il compagno può
lasciare il carcere. Tanto la Procura feerale che gli sbirri antiterroristi
sono stati in Italia e hanno fatto - senza risultati ovviamnete - degli
interrogatori ai compagni sotto processo a Milano.

Se il compagno non verrà rilasciato il 23.7 i compagni del SR belga andranno il
24. davanti al carcere di Forest dove "festeggeranno" il suo compleanno.
Aumentando la pressione contro la giustizia di classe e dimostrando la
solidarietà di classe. Chi avesse un'idea di appoggiare questa initiativa ce
lo faccia sapere.

La solidarietà è nostra arma – usiamola
Commission pour un Secours Rouge International