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Dai
superstiti dei Nar ai Naziskin fino ai reduci della Rsi. Rialzano la
testa
vecchi e nuovi “camerati”, Viaggio nei luoghi del neofascismo meneghino
di
Saverio Ferrari, dell'
"Osservatorio democratico sulle nuove destre"
Milano,
24 gennaio 2003, da "Avvenimenti"
«Ringraziate Dio
che la pistola l’avevo nello zaino, non
vi avrei mai permesso di rimettermi in galera». Sembrerebbe siano
state queste
le uniche parole pronunciate da Gilberto Cavallini, la sera del 16
dicembre scorso,
al momento del suo arresto in Via Momigliano, alla periferia sud di
Milano.
Indagando su una serie
di rapine ai danni di gioiellerie
del centro, la squadra mobile della Questura era arrivata a lui, in
semilibertà
dal giugno 2001, nonostante le diverse condanne all’ergastolo e una
catena
infinita di omicidi, almeno 13, tra militanti di sinistra, carabinieri,
poliziotti e giudici. Il primo a cadere era stato Gaetano Amoroso, uno
studente
lavoratore, ucciso a coltellate a Milano, la sera del 26 aprile 1976,
sorpreso
mentre attaccava manifesti.
Tra la fine degli anni
Settanta e i primi anni Ottanta,
Gilberto Cavallini era stato con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro
alla te
sta dei Nar (i Nuclei armati rivoluzionari), capaci di mettere a segno
in pochi
anni qual cosa come 104 tra attentati e omicidi.
Imputato a vario titolo
anche in alcuni processi per
strage (per associazione sovversiva e banda armata in quello per la
strage alla
stazione di Bologna del 2 agosto 1980, per traffico di armi nell’ultimo
processo
per la strage del 17 maggio 1973, davanti alla Questura di Milano),
Gilberto
Cavallini fino a poche settimane fa sembrava solo rappresentare un
capitolo del
passato. Ma con il suo arresto altri nomi sono riaffiorati nelle
indagini come
quello di Pasquale Guaglianone, titolare della palestra a Novate
Milanese dove
Cavallini aveva trovato lavoro come impiegato, anche se quasi mai si
presentava. Guaglianone, ragioniere commercialista, era stato
processato e
condannato per associazione sovversiva e banda armata, tra gli anni
Ottanta e
Novanta, avendo svolto il ruolo di tesoriere dei Nar, di custode delle
armi e
degli esplosivi del gruppo, oltre che di procacciatore di documenti
falsi.
Ma quali sono oggi i
principali luoghi di ritrovo e di
incontro del neofascismo milanese?
In un rapporto del 5
giugno 1997 della Digos milanese alla
Procura della Repubblica, nell’ambito delle indagini
sull’accoltellamento del
consigliere comunale di Rifondazione comunista Davide Tinelli, avvenuto
il 10
aprile dello stesso anno, nei pressi di Via Ascanio Sforza, sui
Navigli, c’è la
seguente annotazione: «alcuni elementi gravitanti nell'area della
destra
radicale milanese... nelle serate del martedì e giovedì -
giorno
dell’aggressione - al termine delle sedute di allenamento presso la
segnalata
palestra “Doria” sono soliti recarsi presso il “Maya” dove godrebbero
di un
trattamento di favore in virtù degli stretti rapporti che li
legano a Pasquale
Guaglianone».
Secondo le indagini,
poi finite in nulla, gli aggressori
provenivano dalla palestra “Doria” di Via Mascagni 6 (posta nello
stesso
stabile della sede provinciale dell’Anpi) divenuta, a detta della
Digos, uno
dei luoghi di ritrovo ormai abituali della destra radicale milanese.
Qui, nel
corso degli anni, avevano trovato posto come istruttori di boxe
francese (la
“savate”) Pasquale Guaglianone e alcuni suoi vecchi amici, tra gli
altri
Massimiliano Marsico.
Ma l’attività di
Guaglianone, dopo l’esperienza dei Nar,
non si è limitata alla boxe. «Comproprietario di
fatto» del bar “Maya” di Via
Ascanio Sforza, dove si rifugiarono gli accoltellatori di Tinelli,
compare
nella gestione di diverse altre società (dal commercio di
rubinetterie alla
compravendita di immobili) e addirittura nel consiglio di
amministrazione delle
Ferrovie Nord Milano.
Guaglianone ha anche
assunto negli anni scorsi, come
proprio collaboratore al “Maya”, Nico Azzi, già condannato quale
esecutore
materiale della tentata strage sul treno Torino-Roma del 7 aprile 1973.
Oggi
Nico Azzi, a suo dire, bazzica dalle parti di Forza Nuova. Ma quel che
più
interessa è che in questi ultimi anni alcuni frequentatori di
destra della
palestra “Doria” e del “Maya” sono stati al centro di diverse indagini:
dall’assassinio di Alessandro Alvarez (avvenuto a colpi di pistola il 3
marzo
2000, a Cologno, nell'hinterland milanese), a quello di Francesco
Durante
(ritrovato cadavere nel bagagliaio di una macchina, bruciato e con un
colpo
alla nuca, nel maggio dello stesso anno), dall’uccisione del giovane
tifoso genoano
Vincenzo Spagnolo (accoltellato il 29 gennaio del ‘95, poco prima della
partita
dei calcio Genoa - Milan), al feri mento di Davide Tinelli.
Spostiamoci ora dal
centro della città verso nord, in zona
Affori - Bovisa, tra Piazzale Maciachini e Via Cannero. È in
queste vie, dopo i
primi anni Novanta, a seguito della chiusura (attraverso la legge
Mancino)
della sede di Via Carabelli e dei tentativi falliti di costituire una
presenza
tra Via Torino e le colonne di San Lorenzo, che l’area dei naziskin ha
insediato i propri luoghi di ritrovo, attorno a due negozi (ambedue in
Piazzale
Maciachini), uno di articoli sportivi (il “Last Resort”) e l’altro di
tatuaggi
(il “Nutty Tattoo”).
A poche centinaia di
metri, in Via Cannero 7, è ubicato
invece una specie di centro sociale, divenuto abituale luogo di ritrovo
per le
“teste rasate” anche di fuori Milano, situato nella baracca di un
ex-spedizioniere destinata nel giro di due anni a lasciare spazio alla
costruzione di una nuova stazione della metropolitana.
I naziskin milanesi
adesso gravitano in Forza Nuova. I
dirigenti di riferimento sono sempre gli stessi dai tempi di “Azione
skinheads”
e “Hammerskinheads” (Duilio Canù è ora il segretario di
Forza Nuova), le
riviste d’area quelle di sempre (L’Uomo libero di Piero Sella),
così i
candidati alle elezioni come Sergio Gozzoli (presentato alle ultime
amministrative di Milano alla carica di Sindaco). Gozzoli è una
vecchia figura
della destra radicale milanese, già nota alle cronache fin da
quando assaltò,
nel giugno del 1960, una sede dell’allora Partito Radicale in Via
Pontaccio.
Anche se le sedi
ufficiali di Forza Nuova si trovano da
un’altra parte, in Via Concordia 8 e in Piazza Aspromonte, è qui
che si aggrega
la base militante. Non casualmente l’11 novembre di due anni fa, fu
proprio in
questa zona (presso il dancing “De Sade” di Via Valtellina, i cui
gestori sono
vicino ad Alleanza Nazionale) che Forza Nuova tentò un raduno
nazionale. La
manifestazione si risolse in pesanti scontri tra forzanovisti, polizia
e
militanti di sinistra.
Non lontano da Via
Cannero, in Via Legnone 79, c’è
l’Associazione culturale Limes, che ha rilevato i locali un tempo del
Fronte
Nazionale.
Il Fronte Nazionale
aveva cercato negli anni scorsi un
proprio spazio, partecipando anche nel giugno del 1998 alle elezioni
suppletive
del Collegio Milano 6 della Camera dei deputati. Poi la cessazione di
ogni
attività. Non estranea forse alla decisione, il peso delle
vicende legate all’assassinio
di Alessandro Alvarez, che aveva militato per qualche tempo nel Fronte.
Nel
corso delle indagini più di una volta erano stati espressi
timori, proprio
dall’interno dell’ambiente, trasformatisi rapidamente in panico, circa
un
feroce regolamento di conti in atto da addebitarsi a rapporti con
esponenti
della malavita organizzata.
Dal canto suo
l’Associazione culturale Limes promuove
convegni ed incontri, collocandosi nel filone dei cosiddetti
“nazionalbolscevichi”, seguaci di Jean Thiriart (uno dei più
noti teorici
neonazisti nel dopoguerra), da sempre vicini alle correnti
anticapitalistiche
del primo nazismo, fautrici all’epoca di un’alleanza con la Russia.
Violentemente
antisemiti, sono passati alle cronache per
il tentativo, poi vietato dalla Questura, di tenere un convegno
pubblico,
smaccatamente antiebraico, in un grande albergo del centro, in
occasione della
giornata della “memoria” dedicata alle vittime dei campi di sterminio,
il 27
gennaio 2001.
Ma è da un’altra
parte di Milano, in Via Plinio 32, non
lontano da Corso Buenos Aires, che si è insediato ormai da
diversi anni il
laboratorio più accreditato dei “nazionalbolscevichi”, facenti
capo ad Orion,
una rivista fondata da Maurizio Murelli, sanbabilino degli anni
Settanta, condannato
a 18 anni di carcere per il concorso nell’omicidio dell’agente di
polizia
Antonio Marino, colpito al petto dal lancio di una bomba a mano, a
Milano il 12
aprile 1973, durante gli scontri seguiti ad una manifestazione
organizzata dal
Msi e dalla maggioranza silenziosa.
Ma Orion non è
soltanto una rivista, attorno ad essa si è
sviluppata una casa editrice (la Società Editrice Barbarossa),
ed una libreria
(la Bottega del Fantastico), le cui vetrine danno appunto su Via
Plinio. Per
qualche tempo Orion ha anche cercato di costituire una propria
organizzazione
politica (Nuova Azione), intessendo rapporti per una rete a livello
internazionale (Sinergie Europee), ma senza risultati significativi.
Oggi
l’ambizione è quella di voler rappresentare un riferimento a
livello
intellettuale, una specie di “pensatoio” per l’insieme della destra
radicale,
promuovendo fra l’altro le cosiddette “Università d’estate”,
rivolte, come
occasione d’incontro, trasversalmente a tutte le realtà della
destra radicale.
Saverio
Ferrari, Milano, 24 gennaio 2003, da "Avvenimenti"